Link to Indagine della Procura europea su presunte tangenti legate a forniture informatiche finanziate dal PNRR. Coinvolti Cnr, Università Federico II e Fondazione MinoprioIndagine della Procura europea su presunte tangenti legate a forniture informatiche finanziate dal PNRR. Coinvolti Cnr, Università Federico II e Fondazione Minoprio
Nel mirino della Procura europea sono finiti il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Fondazione Minoprio - Istituto Tecnologico di Como.
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Secondo l’accusa, docenti e funzionari avrebbero ricevuto regali – computer, iPad, televisori, Apple Watch e altri dispositivi – in cambio del via libera a forniture informatiche destinate a progetti finanziati con risorse europee.Le indagini, coordinate dai procuratori europei Amelia Luise e Geri Ferrara e condotte dai carabinieri della sezione Eppo di Palermo, ipotizzano reati di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.
La richiesta di arresti domiciliari riguarda 16 persone, tra docenti, ricercatori e rappresentanti di aziende fornitrici. Il gip di Palermo ha già avviato gli interrogatori preventivi.
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Tra gli indagati figurano ricercatori e professori universitari, tra cui Corrado Leone del Cnr di Napoli e docenti della Federico II come Luigi Cembalo ed Enrico Cafaro. Coinvolto anche Luciano Airaghi, responsabile unico del procedimento per un progetto della Fondazione Minoprio.Sul fronte delle aziende, al centro dell’inchiesta compaiono società informatiche come R-Store, oltre a Databroker e Informatica Commerciale. Secondo la Procura, alcune forniture sarebbero state assegnate in cambio di beni destinati ai funzionari pubblici.
Durante gli interrogatori preventivi, alcuni docenti avrebbero ammesso le proprie responsabilità. Nel frattempo, due manager di R-Store sono stati sospesi e l’amministratore delegato Giancarlo Fimiani si è dimesso.
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Le forniture finite sotto la lente degli investigatori riguardano affidamenti diretti per materiali destinati a corsi universitari, dipartimenti e fondazioni. Gli importi variano da poche migliaia di euro fino a quasi 500 mila euro.L’indagine sarebbe partita anche dalle dichiarazioni di uno dei rappresentanti coinvolti nello scandalo dello Zen, che avrebbe definito “normale” la prassi di consegnare dispositivi elettronici come forma di incentivo per ottenere gli appalti.
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Il filo conduttore tra le diverse inchieste è l’utilizzo di fondi pubblici: prima quelli europei destinati alla scuola dello Zen, ora le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.La Procura europea punta a chiarire se si sia consolidato un sistema di scambi illeciti capace di condizionare l’assegnazione delle forniture informatiche in ambito accademico e formativo. L’inchiesta è ancora in fase preliminare e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
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