Legge elettorale, tensioni dopo il voto sulle preferenze. Le opposizioni attaccano: «Meloni è sfiduciata». Tajani e Ciriani: «Il governo continua»

In seguito al respingimento dell'emendamento sulle preferenze per un solo voto, le opposizioni chiedono le dimissioni della premier e vogliono elezioni anticipate. La maggioranza respinge l'idea di una crisi e conferma l'avanzamento della riforma

Legge elettorale, tensioni dopo il voto sulle preferenze. Le opposizioni attaccano: «Meloni è sfiduciata». Tajani e Ciriani: «Il governo continua»

Il respingimento di un emendamento della maggioranza sulle preferenze nella riforma della legge elettorale ha innescato un acceso dibattito politico. Le opposizioni sostengono che il governo sia stato sfiduciato, mentre il centrodestra nega qualsiasi crisi in atto.

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito il voto una prova del fallimento della maggioranza, esortando Giorgia Meloni a "prendere atto" del risultato e a dimettersi. Anche Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle ritiene che la premier sia stata "sfiduciata" dalla sua coalizione e dovrebbe avviare una crisi di governo. Dalle opposizioni si sono levati cori per le "dimissioni" e "elezioni", mentre Matteo Renzi ha chiesto che la presidente del Consiglio si rechi al Quirinale per dimettersi, escludendo governi tecnici e chiedendo un rapido ritorno alle urne. Angelo Bonelli ha espresso una posizione simile, affermando che la maggioranza non ha più i numeri necessari.

Le opposizioni hanno ritirato quasi tutti gli emendamenti al testo, mantenendo solo quelli sul voto dei fuorisede, e hanno organizzato un sit-in davanti a Montecitorio per chiedere una crisi politica.

Dal centrodestra, invece, arriva un messaggio di unità. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha escluso ripercussioni sull'esecutivo, ribadendo che il governo continuerà il suo lavoro. Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha confermato che non c'è intenzione di interrompere l'esperienza di governo, sottolineando che la Camera deve portare avanti e votare la legge sulla riforma elettorale.

Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia, ha ribadito la volontà della maggioranza di proseguire con l'esame del provvedimento, rinviando ogni valutazione politica alla fine del processo parlamentare. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato che, nel contesto del bicameralismo, il testo potrà essere modificato durante l'esame successivo al Senato, dove il regolamento non prevede il voto segreto su queste disposizioni.

Nel frattempo, continuano le polemiche sul voto a scrutinio segreto e sul video girato da alcuni deputati di Futuro Nazionale durante la votazione, questione su cui i questori della Camera avvieranno un'indagine per verificare eventuali violazioni del regolamento.

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